Il "Laboratorio di ricerca culturale" di Pieve di Cento è stato fondato come associazione senza scopo di lucro nell'ottobre 1996 ed ufficializzato (atto costitutivo, statuto, registrazione, codice fiscale) nel corso del 1997. L'iniziativa è partita dal Prof. Romano Gamberini, già Preside della Scuola media di Pieve di Cento e Vice Sindaco del medesimo Comune, persona di rara e profonda cultura, specialmente per quanto riguarda la spesso trascurata cultura popolare.

Non a caso, l'attività del "Laboratorio" si è manifestata particolarmente nella ricerca di tradizioni, leggende, favole locali, nella valorizzazione del dialetto e della produzione poetica dialettale, nella raccolta - con relativa interpretazione - delle filastrocche in vernacolo ed in lingua, nella stesura di un'importante, ampia e completa grammatica italiano-dialettale che introduce un "Vocabolario etimologico dialettale" valido per tutta l'Emilia Romagna e che raccoglie parole rare, già estinte oppure anche vocaboli comuni ma importanti per l'etimologia: basti ricordare che esso si rifà alla storia dei vari ceppi etnici che si sono succeduti in Emilia Romagna nel corso di tre millenni (dagli Etruschi ai Celti, dai Longobardi ai Francesi al tempo dell'occupazione napoleonica). Preziosa pubblicazione, ad opera di Nicola Calabria editore Patti (Me), il “Vocabolario etimologico e comparato dei dialetti dell’Emilia Romagna”, che presenta più di 8.000 vocaboli appartenenti rispettivamente ai singoli dialetti delle province dell’Emilia propriamente detta, a quelli della Romagna e a quello dell’”isola dialettale – del Centro-Emilia”.

E' chiaro che, con questi presupposti, non poteva essere trascurata la storia locale partendo da un accurato censimento di tutte le lapidi esistenti, civili, religiose, funerarie così come non sono stati trascurati altri settori come i recital all'aperto ("Shakespeare incontra Shakespeare": brani famosi del grande drammaturgo inglese sottolineati da musica d'epoca; poesie dialettali famose per scene d'amore recitate nei più bei balconi pievesi: Giulietta e Romeo, Cyrano de Bergerac, ecc.).

Ma è stata particolarmente la poesia, sia dialettale che in lingua, che ha polarizzato l'attività del "Laboratorio di ricerca culturale" di Pieve di Cento, se non altro perché quasi tutti i soci dell'associazione si dilettano con questa divina branca della letteratura. E allora parliamo brevemente di "poesia" e nella parte finale di questa breve introduzione, anche - perché no? - di "narrativa".

LA POESIA
L'inesprimibile nelle cose per penetrare negli interstizi delle cose stesse

Che cos'è la poesia? Quanti avranno posto questa domanda a se stessi o ad altri, dandosi magari ed ottenendo risposte incomplete e, forse, errate? Sicuramente molti, forse troppi. Come rispondiamo noi, del "Laboratorio di ricerca culturale"? con le parole dello studioso e critico Franco Rella che si è ispirato alla filosofia di Ricoeur: la poesia deve cogliere l'indicibile, l'inesprimibile nelle cose tentando di andare oltre il limite di esse. Questo concetto rende più comprensibile l'altro e cioè intendere la poesia come "creazione"; non a caso, il termine poesia deriva dal greco "poièo" faccio, quindi creo ed in quanto creazione (poièsis) suggerire un'emozione, essendo impossibile restare freddi dinnanzi ad un'opera d'arte.

Certo, vari sono stati e sono i modi, le tecniche per "creare", per "cogliere l'inesprimibile nelle cose
". Tutti abbiamo presenti le poesie che studiavamo a memoria durante il periodo scolastico: versi puliti e perfetti per numero di sillabe e collocazione d'accenti, rime che, oltre a facilitare il ricordo della composizione, fornivano ad essa una indubbia musicalità e nel contempo, magari, un legame severo alla libera espressione creativa del poeta.
Poi, le cose sono cambiate anche se non completamente, perché esistono ancora poeti contemporanei noti ed acclamati che scrivono in versi rimati ed addirittura usando il vernacolo: ma la maggior parte dei ricercatori dell'"inesprimibile nelle cose" usa il verso libero, non legato alla metrica classica, che cerca di penetrare negli "interstizi delle cose", come si è espresso Holderlin, e tale ricerca ha portato all'ermetismo, poesia spesso di non immediata comprensione ma che, una volta trovata la chiave di una data composizione, spalanca la porta della chiarezza, e fa capire il motivo per cui sono state usate certe parole e non altre.

Nelle arti figurative contemporanee (pittura e scultura) esistono assieme, coesistono appunto, l'astrattismo, che potemmo paragonare all'ermetismo in poesia, e lo stile figurativo che si collega, ma in piena libertà, con la pittura classica e che i critici non contestano pur al di là delle preferenze personali. Così nella poesia: lo sperimentalismo, ostico da comprendere nell'immediato, non può e non deve mettere dietro la lavagna, per punizione, chi scrive in liberi versi non rimati, in tutta semplicità, ciò che sente in base ad esperienze vissute, chiarendo in questo modo l'"inesprimibile nelle cose". Potremmo essere contestati ma non ci sentiamo faziosi in campo artistico: accettiamo l'ermetismo, lo sperimentalismo ma anche la chiarezza purché non sia banalità o retorica o semplicismo.

Questi sono i criteri che ci hanno guidato quando nel 1998, abbiamo deciso di realizzare un Concorso Nazionale di poesia, ora arrivato alla XI edizione in maniera a dir poco trionfale. Alla poesia nel 2002, nel Concorso da noi intitolato "Le quattro porte", si è aggiunta la narrativa.

LA NARRATIVA
Il racconto come... piccolo romanzo

Diciamo subito, facendo un discorso di carattere generale, che il racconto (perché questo è quanto è stato accolto dal 2002 nel Concorso "Le quattro porte") non è un genere letterario minore, rispetto ad altre espressioni della narrativa, se non per le "dimensioni" (fra virgolette), nel nostro caso sette pagine.

Il racconto, in poche pagine, deve appunto raccontare un fatto, descrivere gli ambienti, approfondire psicologicamente i personaggi: e tutto ciò non è opera di poco conto e lo diciamo anche per esperienze nostre personali.
Precisiamo che "raccontare un fatto", come abbiamo prima accennato, non significa sempre inventare trame, vicende complesse o strane, perché, per esempio, anche descrivere un solo stato d'animo psicologicamente devastante rientra nel racconto.